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Lavorare con la luce

La Direzione della Fotografia insegnata da un maestro della cinematografia italiana.

LAVORARE CON LA LUCE
Workshop con Alessandro Pesci

 sabato 15 e domenica 16 febbraio 2020

Una full-immersion straordinaria, la possibilità di conoscere Alessandro Pesci, uno dei più importanti direttori della fotografia italiana (da Il portaborse a Caos calmo ad Habemus papam). Le diritte e i consigli di un maestro capace di coniugare magnificamente teoria e pratica, arte e artigianato, cinema di qualità e cinema del futuro, tra pellicola e alta definizione.Il corso è diretto a tutti coloro che sono interessati al mondo del cinema e dell’immagine, qualunque sia il grado di competenze posseduto: utile per i giovani direttori della fotografia ma rivolto anche a registi, filmmaker, operatori, montatori, documentaristi, critici…

Il corso mette assieme spinte diverse, tra teoria, tecnica e pratica.
I confronti con la pittura, i riferimenti forti dell’immaginario cinematografico, le riflessioni puntuali sul colore, l’attenzione agli strumenti di ultima generazione, i rapporti con le altre figure professionali, i processi e i protocolli necessari per definire l’impostazione di una messa in scena: Alessandro Pesci ci accompagnerà in quello che è il mondo della Direzione della Fotografia utilizzando l’esperienza maturata nei tantissimi film ai quali ha partecipato, senza trascurare quelli che sono gli aspetti più immediatamente utilizzabili del fare la luce per un set.

All’interno delle proposte dei corsi Master Scuola di Cinema Sentieri selvaggi, questo corso rappresenta un fiore all’occhiello e un’altra ghiotta proposta per chiunque ami il cinema.

‘LA MATERIA DELLA LUCE’
Introduzione al corso di Alessandro Pesci 

La luce nel cinema e nelle arti visive è un elemento primario. La luce si comporta come una vera e propria materia plastica.

In cinematografia l’uso della luce si trasforma con l’evolversi dei sistemi di ripresa. Con la pellicola prima, con i sensori digitali poi, l’obiettivo resta sempre lo stesso: emulare le capacità dell’occhio.
La ripresa digitale ha ridotto questa distanza con la vista umana semplificando di fatto la ripresa stessa. È importante accompagnare questa esplosione tecnologica e di quantità con il concetto estetico di sguardo, di buon gusto per cercare di salvaguardarne l’originalità.

Quasi tutti i film di Stanley Kubrick, alcune opere dagli anni settanta in poi, sono dei veri e propri manuali sull’uso della luce nel cinema. L’idea semplice di Kubrick, di integrare la luce nella scena, esiste da secoli in pittura dove è spesso rappresentata, nel quadro stesso, la fonte di luce e il suo effetto. Ricercare questa semplicità, questo naturalismo, spostare la luce dall’esterno dell’inquadratura al suo interno, applicare un’idea ovvia in pittura e portarla sullo schermo è stato per anni un qualcosa di molto semplice da spiegare e meno facile da concepire e da assimilare rispetto a metodologie più consolidate. “Arancia Meccanica”, dopo più di 45 anni, è ancora visivamente attuale.

Il sistema di ripresa consolidato e costruito all’inizio del secolo scorso per impressionare pellicole poco sensibili, quasi cieche se non al sole e a grandi quantità di luce, era basato sul concetto dei tre punti luce fondamentali: il taglio, la diffusa, il controluce.

Questa concezione ha fatto sì che per decenni si lavorasse più sull’allusione all’effetto di luce che sulla sua corrispondenza realistica. Per questo nella traduzione delle immagini, dal pensarle al realizzarle, pittura e cinema si separavano drasticamente. Nonostante per entrambe le discipline la luce è una mediazione necessaria tra sguardo e tecnica, il codice dell’immagine cinematografica non poteva prescindere da tale metodo ingegnerizzato che oggi è superato a favore del concetto di sguardo.

I sistemi digitali vedono con poca luce, sono verificabili immediatamente su di un monitor e possono essere elaborati con facilità in post produzione. I tre punti luce citati si sono evoluti in strumenti di luce solista. Un sistema più soggettivo e occhio-metrico, dove quello che una cinepresa digitale riesce a cogliere somiglia sempre più a ciò che vediamo. Questo naturalismo è il segno distintivo dei primi anni di cinematografia digitale.

Immaginiamo cosa possa voler dire leggere su di una sceneggiatura: ‘interno alba’. Per poter riprodurre cinematograficamente un’alba, farla durare dieci ore di lavoro e creare una trasfigurazione estetica su quel tema, dovremmo aver ben chiaro cosa è la luce dell’alba e cosa è una giornata di lavoro.

Da spettatori attenti e professionisti possiamo cogliere lo stato dell’arte di questo mestiere andando in sala al cinema. Film come “Dogman” o “Tonia”, “Tre manifesti a Ebbing”, molte serie tv anglo-statunitensi rappresentano l’eccellenza visiva del naturalismo estetizzato del cinema di oggi. Un direttore della fotografia, un light designer, un documentarista giornalista, un fotografo si occupano di realizzare immagini e visioni nel rispetto dei tempi di realizzazione previsti secondo un principio inamovibile di ogni set: fare presto e bene.

APPROFONDIMENTI

  • Da ‘Via col vento’ a ‘Skyfall’. Riscontri con la pittura americana degli anni ’30.
    La ricerca attraverso le arti visive.
  • Ingegnerizzazione dell’immagine e sguardo. La scoperta della luce.
  • Il sistema classico del taglio, della diffusa, del controluce nel concetto accademico dell’illuminazione.
  • Il naturalismo: estetica che arriva in cinematografia con ritardo in rispetto alla pittura e la tendenza di questi ultimi anni.
  • Visione di scene dove la luce è omogenea o disomogenea rispetto agli effetti di luce cercati.
  • La luce nell’animazione Pixar e nei filmati di comunicazione Apple.
  • L’inquadratura, la macchina fissa, lo zoom, il carrello, la macchina a mano, le mdp stabilizzate, la Steadycam, l’uso contemporaneo di più macchine da presa. Accenni sull’uso degli obiettivi rispetto alla prospettiva, al montaggio (differenze tra il concetto di montaggio e lo stacco a sync)
  • Pre-visualizzazione e visualizzazione di una sceneggiatura e di una scena. Quando la fotografia è essenziale per il racconto.
  • La facilità di produrre immagini nelle cinematografie meno strutturate e la difficoltà di gestione dell’apparato di ripresa in quelle più industrializzate.
  • Documentario e reportage giornalistico, realizzato con le DSRL.
  • Gli effetti speciali digitali e la post-produzione
  • Il concetto di semplificazione e il low-budget nell’uso della luce.
    Luci a batteria ed esercizio denominato: ‘trechilowatt’.

PROGRAMMA DEL WORKSHOP
primo giorno
visione, teoria, studio dell’immagine cinematografica secondo gli approfondimenti

secondo giorno
visione, teoria, studio dell’immagine cinematografica e approfondimenti
esercizi pratici con la luce svolgendo l’esercizio denominato ‘trechilowatt’.

GIORNI E ORARI:
sabato 15 febbraio ore 15.00-19.00
domenica 16 febbraio ore 10.00-18.00

Metro A Vittorio Emanuele – Metro B Colosseo

QUOTA ISCRIZIONE: 205,00€

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