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Alessio Cipriano (ex allievi)

Studi alla Scuola di Sentieri Selvaggi: percorso triennale UNICinema dal 2013 al 2016.

Alessio Cipriano è nato a Giarre, in provincia di Catania, nel 1994. Dopo il liceo scientifico si iscrive al percorso triennale Unicinema della Scuola Sentieri Selvaggi. Al termine del 2° anno, realizza come saggio del corso di regia il cortometraggio Sia fatta la tua volontà che ottiene il premio del pubblico durante la serata di presentazione dei lavori degli allievi.

Occupazione attuale: assistente alla regia

Stage ultimo anno: presso la Ares Film come assistente alla regia per Il bello delle donne 2

Dopo il liceo ho deciso di trasferirmi a Roma, per studiare e un giorno fare cinema. Ho scelto, così, la Scuola di Cinema Sentieri Selvaggi. Ero tra i primi del nuovo corso triennale Unicinema, un progetto didattico che in tre anni affronta il cinema a 360°: dai libri e dai film, alla pratica, fino all’esperienza lavorativa. Quindi dopo aver imparato il background storico del cinema, e della fotografia, e aver collaborato insieme ai miei colleghi alla simulazione di un set, nel giugno del 2015 ho sostenuto l’esame finale del secondo anno. Mancava adesso l’esperienza lavorativa, la specializzazione del terzo anno, quella che aspettavo più di tutte. Ho scelto, così, Filmmaking – Produzione.

Non conoscendo una realtà di produzione audiovisiva in prima persona, mi preparavo ad affrontare lo stage in qualsiasi ambito, da quello documentaristico, al televisivo, al cinematografico, a quello pubblicitario, e anche in qualsiasi reparto, regia, produzione ecc. Così a fine febbraio 2016, sono stato molto felice di andare a lavorare per Ares Film, che proprio in quei giorni riprendeva, con il secondo blocco di riprese, la serie “Il bello delle donne…alcuni anni dopo”. Inserito come stagista nel reparto regia, non potevo chiedere altro.

Dopo aver iniziato per una settimana in ufficio, fotocopiando, portando caffe e facendo orari come 9-19, quando è iniziato il set, le mansioni sono aumentate, cosi come le ore di lavoro.
Dovevo arrivare presto, almeno due ore prima dell’inizio delle riprese, insieme al secondo e al primo assistente alla regia, ai ragazzi di produzione che aprivano e rendevano accessibile il set, le truccatrici, i parrucchieri e i costumisti.

All’inizio venivo sballottolato dal set al campo base, dove avevamo il nostro camion regia, i camerini degli attori, come se fossi una pallina da ping pong: “Porta queste scene”, “Porta l’ordine del giorno di domani a…”, “Consegna a tutti gli stralci delle scene di oggi”, “Un caffè”, “Un tè”. E dovevo pure ignorare alcune richieste, quali quelle di altri reparti, le troppe richieste degli attori. Ero di regia e dovevo rispondere solo ai miei superiori.

In tutto questo trambusto cercavo di capire le dinamiche del set, di ogni singola giornata la lavorativa. Giravamo tante scene di diversi episodi, con molti attori che avevano differenti storyline tra loro, dalle nove alle dodici pagine di sceneggiatura al giorno. Correvamo tutti. Forse io un po’ di più, ma solo perché ero molto confuso. Confusione che pian piano è svanita, grazie alla guida di Giacomo di Niro, il mio mentore sul set. Mi rimproverava quasi ogni giorno, ma allo stesso tempo mi formava. “Sta sul pezzo, e ascolta quello che ti dico”. Abbiamo iniziato come dei nomadi, spostandoci per Roma di giorno in giorno, e per lo spostamento ho potuto contare sull’aiuto del secondo assistente alla regia, Fiorenza, che è stata la figura e la persona con cui son stato più in simbiosi durante quei mesi. Come Giacomo, lei mi “formava”.

Abbiamo girato un po’ tutta Roma, addirittura Fiuggi in trasferta. E da maggio ci siamo rinchiusi negli studi Videa, zona  Prima Porta, fino alla fine delle riprese. A quel punto avevo cominciato a esser più indipendente. Fiorenza gestiva la preparazione delle figurazioni ed io quella degli attori, quindi comunicavo direttamente con l’aiuto regia, e chiedevo sempre meno consigli a Fiorenza. Facevo ormai squadra con i ragazzi degli altri reparti, costumi, trucco, parrucchieri, fonici, scenografia (questi ultimi mi hanno dato pure una bicicletta per spostarmi velocemente all’interno degli studios) e addirittura con le comparse che erano diventate regolari nell’ultimo mese di riprese.

A meta maggio sono andato insieme a Giacomo, in seconda unità, con una troupe del tutto diversa. E li ho potuto dimostrare quello che avevo imparato nei mesi precedenti. Non avevo più Fiorenza che mi diceva cosa fare, facevo effettivamente il secondo assistente alla regia. Mi occupavo sia degli attori, che delle figurazioni. Ero per tutti Ektor, per non confondermi col nuovo regista, che aveva il mio stesso nome.

È stata un’esperienza surreale. Gli orari, lo stress, le urla, le corse, la pressione, ma anche tante risate con gli attori, con i ragazzi di produzione, con le comparse, con la troupe.  Non pensavo di farcela, però non ho mai pensato di lasciare. Menomale perché  Giacomo, Fiorenza e altri miei colleghi adesso mi stanno coinvolgendo nei loro prossimi progetti.

Spero che altri possano fare la mia stessa esperienza perché un’opportunità simile forma e ti apre le porte a questo mondo difficile, ma meraviglioso.

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