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Lavorare con la luce

La Direzione della Fotografia insegnata da un maestro della cinematografia italiana.

LAVORARE CON LA LUCE
Workshop con Alessandro Pesci

 sabato 17 e domenica 18 marzo 2018

Una full-immersion straordinaria, la possibilità di conoscere Alessandro Pesci, uno dei più importanti direttori della fotografia italiana (da Il portaborse a Caos calmo ad Habemus papam). Le diritte e i consigli di un maestro capace di coniugare magnificamente teoria e pratica, arte e artigianato, cinema di qualità e cinema del futuro, tra pellicola e alta definizione.Il corso è diretto a tutti coloro che sono interessati al mondo del cinema e dell’immagine, qualunque sia il grado di competenze posseduto: utile per i giovani direttori della fotografia ma rivolto anche a registi, filmmaker, operatori, montatori, documentaristi, critici…

Il corso mette assieme spinte diverse, tra teoria, tecnica e pratica.
I confronti con la pittura, i riferimenti forti dell’immaginario cinematografico, le riflessioni puntuali sul colore, l’attenzione agli strumenti di ultima generazione, i rapporti con le altre figure professionali, i processi e i protocolli necessari per definire l’impostazione di una messa in scena: Alessandro Pesci ci accompagnerà in quello che è il mondo della Direzione della Fotografia utilizzando l’esperienza maturata nei tantissimi film ai quali ha partecipato, senza trascurare quelli che sono gli aspetti più immediatamente utilizzabili del fare la luce per un set.

All’interno delle proposte dei corsi Master Scuola di Cinema Sentieri selvaggi, questo corso rappresenta un fiore all’occhiello e un’altra ghiotta proposta per chiunque ami il cinema.

‘LA MATERIA DELLA LUCE’
Introduzione al corso di Alessandro Pesci 

La luce è una materia plastica.
Il linguaggio della luce nel cinema si sviluppa con l’evoluzione dei sistemi di ripresa. Sistemi sempre più facili all’uso e vicini alla sensibilità dell’occhio. Da spettatori attenti possiamo cogliere lo stato dell’arte di questo mestiere.
Quasi tutti i film di Stanley Kubrick e molte opere dagli anni Settanta in poi, sono dei manuali sull’uso della luce nel cinema. L’idea semplice di Kubrick di integrare nella scena la luce della scena stessa, esiste da sempre nelle opere pittoriche dove è spesso rappresentata una fonte di luce e l’effetto di essa sulla scena. Ricercare questa semplicità naturale ed ottenerla è stato per anni una cosa complicata.

Per decenni si è lavorato di più sull’allusione all’effetto di luce che alla sua corrispondenza realistica. Nella traduzione delle immagini, sui loro supporti, pittura e cinema si separavano visivamente. In cinematografia la luce è una mediazione tra sguardo e necessità tecniche. In pittura è un fatto soggettivo. I sistemi digitali riducono ulteriormente questa mediazione tecnica. Essi vedono con poca luce e sono verificabili immediatamente su di un monitor. Il naturalismo visivo sembra essere il segno di questi primi anni di cinematografia digitale.

Il sistema classico del taglio, della diffusa e del controluce è di fatto uscito da anni dal concetto accademico dell’illuminazione. I tre punti luce citati si sono evoluti in strumenti di luce solista. Un sistema più soggettivo dove ciò che vediamo con gli occhi somiglia sempre più a ciò che riesce a cogliere una cinepresa digitale.

Immaginiamo cosa possa voler dire leggere su di una sceneggiatura: ‘interno alba’. Per poter riprodurre cinematograficamente un alba, farla durare dieci ore di lavoro e creare una trasfigurazione estetica su quel tema dovremmo aver ben chiaro cosa è la luce dell’alba e cosa è una giornata di lavoro.

Un direttore della fotografia, un light designer, si occupano di questo nel rispetto dei tempi di realizzazione previsti secondo un principio inamovibile di ogni set: la necessità di fare presto e bene.

E’ mio desiderio provare ad insegnare a trasformare la luce che visualizziamo nei nostri intenti, in una materia reale per realizzare un film, un documentario, un intervista, uno spot pubblicitario, una rappresentazione teatrale nel tentativo di cogliere lo standard che si va imponendo sugli schermi che possiamo definire come ‘naturalismo estetizzato’.

Approfondimenti:

– La facilità di produrre immagini soprattutto nelle cinematografie meno strutturate ed industriali.

– Documentario e le fotografie del National Geografic in movimento.

– Lo sguardo e la scoperta della luce.

– Pre-visualizzazione e visualizzazione di una sceneggiatura e di una scena.

– Tendenza naturalistica di questi anni. Trasfigurazione all’interno del naturalismo visivo.
L’arrivo del naturalismo in cinematografia con grande ritardo rispetto alla pittura.

– Studio di film dove la luce esterna, ‘naturale’ è disomogenea rispetto a quella artificiale degli interni e dove invece è perfettamente omogenea come nei film di Kubrick.

– La luce nell’animazione Pixar, nei filmati di comunicazione Apple e da ‘Via col vento’ a ‘Skyfall’.

– La ricerca attraverso le arti visive.

– Esercizio con la luce denominato: ‘trechilowatt’.

– L’inquadratura, la macchina fissa, lo zoom, il carrello, la macchina a mano e la Steadycam.

PROGRAMMA DEL CORSO

Primo giorno:
– visione, teoria e studio dell’immagine cinematografica secondo gli intenti della lettera di presentazione.

Secondo giorno:
– esercizi pratici con la luce svolgendo l’esercizio denominato ‘trechilowatt’.

 

GIORNI E ORARI:SABATO 17 MARZO ORE 15.00-19.00

DOMENICA 18 MARZO ORE 10.00-18.00

Metro A Vittorio Emanuele – Metro B Colosseo

QUOTA ISCRIZIONE: 200€

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