Gli strumenti
LE MACCHINE
Continuiamo a pensare che siano altre le cose a cui deve far riferimento chi vuole fare del cinema e della televisione il territorio della propria attività lavorativa o del proprio piacere.
Alla fine, però, ci siamo arresi anche noi e abbiamo tirato fuori i muscoli donatici da macchine sofisticate e professionali, capaci di garantire immagini perfette (e vendibili a qualunque network, tanto per essere chiari), macchine utilizzate e analizzate soprattutto durante i corsi di fotografia e ripresa.
Qui di seguito troverete nomi e dati tecnici: chi gode di queste cose potrà trovare sapori particolarmente gustosi.
Fatto sta che continuiamo a vedere prodotti, in giro, girati e realizzati con macchine semplicissime e di mediocre qualità tecnica, ma ricchi di originalità, di spunti, di idee, di fatica immaginativa capace di farci urlare dal piacere.
Questo significa che senza idee, senza la voglia e il desiderio di mettersi in gioco, senza la forza e la testardaggine di stare giorni e mesi a lavorare a un’idea affinché risulti, alla fine, bella e sublime, ecco: senza queste cose non ci sono macchine capaci di farvi diventare, improvvisamente, più bravi, più originali.
Un’ultima annotazione: accanto a queste macchine professionali gestite dal docente e analizzate nel dettaglio, ce ne sono altre, di ottima qualità, utili alle attività laboratoriali, che normalmente vengono prestate ai nostri allievi anche per riprese extra-moenia, ottimi strumenti da utilizzare senza paura, oggetti necessari a far sì che le esperienze tecniche risultino stabili grazie alla continua gestione del mezzo. Continuiamo a pensare, insomma, che per imparare sia necessario avere grande confidenza con le macchine e non lasciarsi impressionare da tasti, rondelle, menu, pile e quant’altro.
MACCHINE UTILIZZATE DURANTE I LABORATORI
Canon XM1, Canon XM2, Sony PD 150, Sony V1
Cavalletti Manfrotto
Microfoni Rhode NTG1, Karma Dmc 942, con aste, radiomicrofono Sennheiser Trio
Cuffie Sony, Sennheiser, Altai
Parco Luci: 2 Lilliput, 2 Gulliver, 3 Photoflood, 1 Varimbeam 800, 1 Solaris 300 (tutti della Ianiro) e 1 Lupo 350 GL Cotelux 255, tutti con relativi stand
Monitor Sony.
Canon XM1 e XM2:
Si tratta di telecamere dal passato glorioso in grado ancora oggi di regalare ottime sequenze in abbinamento ad un buon direttore della fotografia, cosa valida del resto per qualsiasi altra telecamera.
Sono tra le camere che più si avvicinano a quanto mediamente si trova nelle case di un videoamatore, permettendo così agli allievi di esercitarsi su materiale familiare, ma con il vantaggio di poter intervenire direttamente – in modalità manuale – sui parametri principali della ripresa: diaframma, otturatore, bilanciamento del bianco e guadagno. A potenziare le loro possibilità ci pensa anche l’abbinamento con i microfoni Karma 942 appositamente studiati per entrate minijack. Questo le pone quindi già in una fascia adatta a sperimentarsi nel controllo avanzato dell’immagine in fase di ripresa, mantenendo contemporaneamente agilità e maneggevolezza derivata direttamente dalle loro dimensioni contenute. Anche lo standard di ripresa, il classico 720x576, produce clip video gestibili da ogni software di montaggio e da sistemi hardware anche di media potenza.
Sony PD150:
Chi non ha visto la trasmissione ‘Report’ e la famosa camera che il giornalista di turno immancabilmente poneva sulla scrivania dell’intervistato? Quella telecamera era proprio la Sony PD150, una delle camere che ha fatto la storia del video in ogni angolo del globo e che ancora oggi viene utilizzata quando si ha bisogno di avere una compagna affidabile, leggera e dall’impostazione professionale. Solo l’avvento dell’alta definizione ha potuto scalfire la posizione che nella fascia prosumer questa camera si era a buon diritto conquistata, ma non ha certo messo fuori gioco le capacità di lavoro e l’affidabilità che l’hanno resa famosa.
Grazie a questa camera, gli allievi e le allieve di Sentieri Selvaggi possono fare conoscenza con le impostazioni che virtualmente ogni camera prosumer e professionale richiede per poter essere efficacemente settata. La disposizione dei comandi e gli attacchi audio bilanciati di tipo cannon ne fanno un’ottima ‘nave scuola’ per chiunque voglia avvicinarsi al mondo della ripresa ad un gradino superiore all’amatoriale, l’ideale per chi come noi cerca di insegnare l’arte della ripresa sia come racconto che come bagaglio tecnico.
Sony V1:
L’avvento dell’alta definizione non poteva certo lasciare indifferente una scuola come la nostra, tra le prime in Italia a organizzare workshop specifici su questa tematica. Per questo, a partire dai primi mesi del 2010, Sentieri Selvaggi ha deciso di dotarsi di una camera che fosse in grado di coprire anche questo segmento della produzione video. La Sony V1, tra le ultime nate della casa giapponese, ci è sembrata subito tra le più adatte a raccogliere l’eredità delle Canon e della PD 150 per le sue caratteristiche di assoluto rilievo. Macchina di grande compattezza e leggerezza, facilmente gestibile quindi anche da operatrici che potrebbero invece avere difficoltà con camere di taglia e peso più elevati, la Sony V1 eredita dalla PD 150 la logica e la disposizione dei comandi, con in più la potenza dell’alta definizione. Il formato prescelto è infatti l’Hdv, ad oggi il formato più flessibile tra quelli che l’alta definizione va imponendo sul mercato. La V1, infatti, registra sulle classiche cassette minidv, ed è in grado di registrare anche nei classici formati Dv e Dvcam – oltre ovviamente all’Hdv - rendendola così particolarmente adatta a produzioni anche molto diverse tra loro, dal reportage al cortometraggio, dalla copertura di eventi istituzionali ai servizi giornalistici, laddove il supporto minidv può ancora fare la differenza su memorie allo stato solido e alta definizione, specie per quanto riguarda la consegna dei materiali e la loro conservazione.
Ma non finisce qui: oltre alle entrate audio bilanciate di tipo cannon, la V1 è dotata anche di un’ottica 20x che ne esalta le capacità fotografiche a livelli di camere ben più blasonate. Inoltre, essa eredita dalle sorelle maggiori quali Z1, Z5 e Z7, una gestione dell’immagine che permette di intervenire su parametri di assoluta rilevanza come la profondità dei neri e la limitazione dei bianchi, saturazione del croma e del dettaglio, settaggi che fino a ieri erano di esclusivo appannaggio delle macchine professionali di altissimo livello. Last but not least, la possibilità di registrare in formato progressivo nativo grazie ai sensori Cmos di nuova generazione e la possibilità di impostare profili cromatici di tipo cinematografico completano l’offerta di questa telecamera in grado di accontentare anche chi ha fatto della ripresa un vero e proprio mestiere.
BANCHI DI MONTAGGIO
Computer attrezzati con programmi Adobe Premiere 2.0 Pro, Final Cut, Avid, After Effect.







